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Editoriale del Presidente

Editoriale del Presidente CO.RI.DE. di ottobre

L'onore  di  servire

Un tempo si diceva: è un grande servitore dello Stato.

 Era un motivo di orgoglio. Una definizione nobile. Un modo per indicare chi aveva dato assai di più, per ragioni ideali, di quanto non gli fosse stato richiesto. 

Oggi sarebbe difficile individuare qualche politico in grado di meritare un elogio del genere.

Siamo certi che qualche onesto e scrupoloso servitore dello Stato ci sia ancora ma lo scenario in cui vive, fitto di tutt'altro tipo di comportamenti, ne appanna le virtù rendendole irriconoscibili. 

Egli appartiene infatti ad un sistema che lo smentisce e ne subisce le conseguenze.

Rari servitori dello Stato quindi da una parte. 

Schiavi degli interessi clientelari, fautori del proprio interesse, succubi delle proprie smanie di potere, dall'altra.

Un quadro tutt'altro che esaltante.

Una situazione evidente, del tutto sbilanciata dalla parte negativa.

I superstiti "servitori" appaiono infatti piuttosto come uno sparuto drappello di assediati che come custodi e promotori di una corretta gestione della Cosa Pubblica.

Questa situazione, le cui cause sono attribuibili alla scarsa maturità degli italiani, ai loro umori viscerali, alle loro scelte estremistiche, ideologiche o pragmatiche, è accentuata dalla mancanza di una verifica periodica dell'attività di governo e del comportamento personale e di partito dei rappresentanti eletti.

Le conseguenze sono evidenti e i nostri concittadini non solo non ne tengono conto ma ognuno pensa, attanagliato com'è dal suo esasperato individualismo, di potersene cavar fuori, di essere esente da rischi, di farsi i "fatti suoi".

Ma così non è.

Non solo è necessario produrre uno sforzo per risanare il Paese sul piano della moralità amministrativa e della politica economica, ma è indispensabile stabilire le condizioni per una ricerca dei valori che mettano al primo posto gli interessi del popolo.

I politici devono considerare il mandato elettivo come un impegno di servizio e non di potere, quindi un dovere personale nei confronti di tutti i cittadini intesi come i veri protagonisti e  referenti costanti per tutte le decisioni da prendere nell'affrontare i diversi problemi emergenti.

Sembrano banalità, ma si tratta di principi fondamentali che lo "Stato" ha perso di vista da troppo tempo.

Lo "Stato" viene infatti concepito, dai suoi difensori politici e burocratici, come un organismo gerarchico che esprime un potere che si deve contrapporre al cittadino imponendogli obblighi di ogni sorta.

E allora il principio della difesa e valorizzazione del bene comune, attraverso una politica trasparente e coerente che da tempo immemorabile fa da fondamento alla democrazia, deve essere ricuperato.

Non come ad esempio in questo periodo dove gli eletti, privilegiando i loro interessi elettorali agli interessi del Paese, prendono decisioni in contrasto con la logica di una conduzione che abbia come obiettivo la  tranquillità dei cittadini.

Prima la non obbligatorietà delle vaccinazioni in contrasto con le indicazioni della scienza medica, poi la elusione dall'obbligo del pareggio di bilancio, infine con la scelta di aumentare il deficit pubblico.

Servizio, dicevamo. I governanti debbono essere a disposizione dei cittadini tutelandoli e riconoscendoli come protagonisti. Come proprietari di una delega che possono ritirare in qualsiasi momento. 

I Ministri non devono avere solo potere legislativo ma prestigio, credibilità, fiducia e soprattutto un comportamento di servizio perché hanno giurato fedeltà alla Repubblica Italiana e, nel rispetto della Costituzione,  devono dedicarsi al bene pubblico con tutto ciò che questo comporta, in termini di onestà, capacità e di lavoro quotidiano. 

Sarà difficile, quasi impossibile nella situazione attuale, ma sarebbe bello e saremmo tutti lieti di poter dire di qualche nostro Ministro: ecco un bravo servitore dello Stato.

Franco Gioacchini
Presidente CO.RI.DE.

Gli editoriali del Presidente Franco Gioacchini