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Editoriale del Presidente

Editoriale del Presidente CO.RI.DE. di Dicembre

Vivere a Roma

Vivere in una grande città è difficile quasi ovunque.
L’esplosione urbanistica metropolitana si è spesso verificata senza regole o tutt’al più sulla base di scuole di pensiero che hanno clamorosamente fallito.
Oggi le grandi città sono in genere oggetti di cui l’umanità dovrebbe vergognarsi.
Vedere mega-città che hanno più di venti milioni di abitanti, c’è da rabbrividire.
Roma fa eccezione ma non per questo ci si vive bene. Tutt’altro.
Non è infatti una grande metropoli ma è arrivata ad averne quasi tutti i difetti; è dotata di un clima eccellente ma è riuscita a “spazzare”, con lugubri palazzi, il famoso “ponentino”.
È la capitale di una nazione che se ne infischia dei suoi problemi occupandola con attività e strutture governative e penalizzandola in modo grave.
Ma soprattutto Roma è l’unica città al mondo dove i cittadini non contano quasi nulla avendo “sopra” le loro teste una piramide gerarchica (dal Presidente del Consiglio all’autista del politico frettoloso che suona il clacson per farsi largo sulle strisce pedonali) che dà ordini perentori senza alcun pudore di essere in casa altrui.
Roma città di cittadini o piuttosto di sudditi?
I diritti di cittadinanza dei romani sono infatti del tutto teorici. Da decenni il loro ruolo viene considerato irrilevante nelle decisioni sulla città e anche oggi chi governa l’Urbe guarda più un alto verso i vertici politici nazionali piuttosto che in basso verso la gente comune.
Il destino di chi vive il suo confronto quotidiano con la città è quindi una perenne corsa agli ostacoli, un superamento estenuante di difficoltà ricorrenti, una constatazione di impotenza che ormai è divenuta sconsolata rassegnazione.
Di fatto Roma è una città clamorosamente lottizzata.
Una fetta se la sono aggiudicata le forze politiche, un’altra gli Stati esteri con le loro ambasciate, un’altra ancora le diverse consorterie parastatali ed una infine, tutt’altro che limitata, l’illegalità più sfacciata.
Cosa rimane al cittadino “semplice”, ingabbiato nei divieti, alle prese con doveri sempre più pesanti e mortificato da un disinteresse ormai diventato sistema, è ben poca cosa.
In questa situazione si impone quindi una presa di coscienza che faccia uscire dalla rassegnazione una cittadinanza per ottenere quanto sancito dalla Costituzione e dal diritto delle genti.
È urgente che i romani chiedano la restituzione della città. Che vengano chiariti i rapporti con tutti i soggetti che ne hanno preso arbitrariamente il dominio.
Che si stabilisca finalmente come renderla vivibile per chi non deve essere punito per esserci nato o perché ci studia, ci lavora o ci trascorre gli anni della vecchiaia.
Il problema è serio.
Lo confermano i ritardi cronici negli interventi e alle innumerevoli grandi e piccole promesse elettorali non mantenute.
Me è soprattutto l’inerzia nell’ambito della “vivibilità” che non è più sopportabile perché:
*i cittadini, tutti i cittadini, sono i legittimi padroni della città che deve quindi essere al loro esclusivo servizio;
*i cittadini vivono la città tutti i giorni e per loro è importante come vivono oggi e non come potranno essere felici in un mitico futuro;
*la città ha un senso solo se favorisce integralmente la qualità della vita dei suoi cittadini senza privilegi o esclusioni;
*gli oneri che comporta il ruolo di città-capitale non devono gravare sui cittadini romani nel nome di uno spirito “nazionale” malinteso e unilaterale.
Inoltre:
*la città deve vivere 24 ore su 24 senza vuoti nei servizi pubblici e nella sicurezza;
*la città deve essere il luogo dei bambini, dei giovani, degli adulti e degli anziani;
*la città non sopporta i tempi lunghi dell’incompetenza e della burocrazia.
E allora è giusto ricordare alla Giunta Capitolina e ai cittadini romani due principi importanti:
Roma non si governa: si serve con orgoglio, rispetto e grande capacità progettuale.
Roma se vorrà mantenere il ruolo di città diversa, eccezionale, universale dovrà confrontarsi con chi ci vive rispettandone le esigenze.
Ma perché sia così noi tutti, cittadini “semplici”, dobbiamo risvegliarci dal torpore della rassegnazione.
Le cose possono e devono cambiare. Non importa chi governi la città, noi dobbiamo stargli comunque addosso perché progetti e realizzi con tutti noi un nuovo stile di vita romano che vede al primo posto la gestione della quotidianità.
Chiediamo la normalità, ma quella vera non quella diventata slogan “stiamo lavorando per voi”.
Quella per intenderci che ci consente di passeggiare in un viale di platani senza camminare su un letto di foglie cadute l’autunno precedente è senza la preoccupazione che un albero ci possa cadere addosso improvvisamente.

Franco Gioacchini
Presidente CO.RI.DE.

Gli editoriali del Presidente Franco Gioacchini