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“Una realtà urbana apocalittica” – L’editoriale del Presidente CO.RI.DE. di aprile

“Una realtà urbana apocalittica” – L’editoriale del Presidente CO.RI.DE. di aprile

Il fenomeno dell’abusivismo, frutto di una misteriosa tolleranza che si configura come una vera e propria “abusopoli”, ha ormai travalicato qualsiasi limite, imponendosi con una forte carica disgregatrice all’insegna dell’arroganza del “fatto compiuto”.

Un popolo di senza legge commercia indisturbato in un immenso suk metropolitano fatto di baracche, di merci affastellate alla rinfusa in condizioni igieniche da far rizzare i capelli.

Tollerato come “ammortizzare sociale”, pur non avendone in alcun modo le caratteristiche, è diventato progressivamente un fenomeno di grave e provocatorio disprezzo della legge e di contrapposizione, talvolta persino violenta, agli operatori regolari.

Oggi l’abusivismo ha ormai perso qualsiasi freno inibitorio ed è dilagato senza pudore in tutte le aree possibili, da quelle del centro storico a quelle periferiche.

Se siamo giunti a questo significa che alcuni aspetti di questa degenerazione non sono stati tenuti nel debito conto dagli amministratori pubblici responsabili del commercio e dell’ordine pubblico.
L’abusivismo commerciale, che tutte le mattine prende d’assalto la città popolandola di trespoli, ombrelloni o baracche, è una componente grave del degrado urbano, un potenziale momento di crisi per la sicurezza dei cittadini e una forma di malcostume provocatoria in grado di compromettere la credibilità della pubblica amministrazione.
Si tratta inoltre di un fenomeno consolidato, collegato a fonti di approvvigionamento spesso occulte, con un’evasione dal fisco per cifre colossali.
Sembra che l’abusivismo venga paradossalmente considerato un male necessario. Un trauma di poco conto, come un raffreddore, una semplice questione di estetica o tutt’al più di intralcio al traffico.
L’abusivismo commerciale della Capitale è invece un problema gravissimo. Sia per le contraddizioni che rivela nella tolleranza dell’amministrazione, sia per la sostanziale connivenza dei cittadini che lo alimentano esprimendo quel malcostume diffuso che considera uno scontrino in meno una bazzecola.
L’emergenza è ormai grave.

Le soluzioni possibili sono quelle del ripristino della legalità e della radicalita’ degli interventi.
Non ci nascondiamo le difficoltà di una presa di posizione senza mediazioni o imbarazzi politici, ma è tardi per tentare soluzioni indolori.

Sul piano delle proposte ci sembra sia necessario che il fenomeno venga considerato con realismo, operando quindi con procedure di emergenza, scalzandolo alle radici che spesso si alimentano nell’ambito dell’illegalità. Basta considerare il giro d’affari, le fonti di approvvigionamento e chi “regola” gran parte di questa attività per colpire nella direzione giusta e con efficacia. 
Per attuare tutto questo ci vuole però una forte volontà politica.
Ci permettiamo, comunque, di dare un nostro modestissimo suggerimento su come operare. 

Formare cento squadre composte da quattro uomini ciascuna: un componente dei Vigili Urbani di Roma Capitale, uno dei Carabinieri, uno della Polizia di Stato è uno della Guardia di Finanza. Queste squadre opererebbero, nelle ore di maggior afflusso, nei cento siti dove è più eclatante la presenza degli abusivi, per reprimere e contenere il fenomeno.
Non ci vuole molto per fare questo, basta l’impegno di 400 uomini. E crediamo che per ripristinare la legalità e rendere la città più sicura e decorosa è un impegno alla portata delle istituzioni.

Altrimenti siamo curiosi di sapere come fa la Sindaca Raggi, così ansiosa di offrire ai cittadini una Roma più vivibile, a disegnare i suoi percorsi cittadini e periferici senza imbattersi nella grave piaga del fenomeno dell’abusivismo. O viaggia esclusivamente dopo le due di notte o si sposta solo in elicottero e ad alta quota. O pensa forse che l’ambiente, a cui lei con tanto fervore si appella, debba considerarsi solo un patrimonio teorico?

Franco Gioacchini
Presidente CO.RI.DE.

3 Aprile 2018