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Ottantotto anni intensi e vincenti: una bella storia che continua

Ottantotto anni intensi e vincenti: una bella storia che continua

Erano in dodici erbivendoli e fruttivendoli. Il loro incontro ha un sapore quasi evangelico. Semplicità, serietà, impegno.

1930, un giorno di marzo. Roma. Via Uffici del Vicario. Nel centro storico, di pomeriggio. La Via degli Uffici del Vicario era la via dei notai per eccellenza e centinaia di curiali, in altrettanti Uffici, graffiavano su documenti con penne d’oca.

Erano in dodici erbivendoli e fruttivendoli. Il loro incontro ha un sapore quasi evangelico. Semplicità, serietà, impegno. In sordina, tra imbarazzi e frasi in dialetto, inizia una lunga e splendida storia.
Si erano tutti alzati di primo mattino. Avevano caricato ai mercati generali che ancora albeggiava e sino a mezzogiorno avevano animato il loro posteggio con esclamazioni, inviti, battute.
La verdura era stata spesso fasciata con carta di giornale e i titoli in prima pagina davano ancora enfasi al trionfo plebiscitario che le elezioni del 1929 avevano decretato al Duce.
Roma era ancora umbertina. La città non raggiungeva gli 800.000 abitanti quel giorno. 2.500 ragazze facevano le modiste, 1.200 le lavandaie, 1.000 giovanotti fabbricavano dolciumi e 530 carpentieri costruivano carri e carrozze. Nel commercio erano impiegate 66.700 persone di cui 15.000 nella vendita al minuto di generi alimentari. Erano i colleghi di allora.
Nel 1930, sempre quel giorno di marzo, i mercati rionali sono sessanta, alcuni sono coperti e “modernamente” attrezzati.
Quell’otto marzo dodici uomini nel tardo pomeriggio si avviano verso Montecitorio. Qualcuno a preso il tram. Altri si sono dovuti fare solo qualche centinaio di metri a piedi. Un gruppetto di cinque si è dato appuntamento in Piazza Colonna. Due fratelli, i Mogiani, arrivano su un camioncino.
Tutti insieme si recano al n. 17 di Via Uffici del Vicario, in uno Studio poco illuminato e con pesanti arredi.
In una cornice così austera, in tempi che non incoraggiavano certo la libera iniziativa, in un clima già saturo di diffidenza, incertezza e disinformazione, dodici uomini liberi provano ad unire le loro energie creando un patto solidaristico, un accordo forte, saldato con una volontà ferma, radicata nei fatti e nell’esperienza.
Davanti al dottor Gino Batani, Notaio in Borgocollefegato ( dal 1960 Borgorose, in provincia di Rieti) i dodici convenuti dichiarano unanimemente di costituire una SOCIETÀ ANONIMA COOPERATIVA PER AZIONI sotto la denominazione “CONSORZIO ROMANO ERBIVENDOLI E FRUTTIVENDOLI” (rogito n. 26 nel repertorio n. 188).
Quel giorno di marzo. Dodici amici è un notaio. Volti segnati dal lavoro all’aria aperta, mani screpolate, qualche imbarazzo. Ma dodici firme sicure e l’inizio di una bella storia che non accenna a finire. Anzi sembra proprio che il bello stia per cominciare ora.
Sono passati quasi diciotto lustri da quel giorno di marzo e per il CO.RI.DE. sono stati diciotto lustri di maturità vissuti con uno spirito famigliare ed esaltando  l’esperienza, la solidarietà, i valori morali.
Gli uomini e le donne che hanno contribuito al suo successo lo hanno fatto con impegno, spirito di servizio, competenza, generosità.
Il CO.RI.DE. è ancora giovane, ha vitalità da vendere e tante ambizioni ancora da soddisfare. Starà alle nuove generazioni raccogliere il messaggio dei “magnifici dodici” operando in uno spirito di concordia fraterna, collaborazione creativa ed impegno nel mettere in comune tutte le esperienze e le capacità utili.

30 Novembre 2017