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“La magnifica costellazione” L’editoriale del Presidente CO.RI.DE. di giugno 2018

Editoriale del Presidente di Giugno

LA MAGNIFICA COSTELLAZIONE

Quante notti, naso all’insù, da bambini abbiamo ammirato la miriade di luci che disegnava la volta del cielo nelle notti di primavera.

L’aria era tersa e i disegni delle costellazioni apparivano proprio come nel libro di geografia. 
Spesso si distingueva la Via Lattea, l’immensa galassia che faceva da tenue sfondo alle stelle più brillanti. 
Stimolava la nostra fantasia con le sue dimensioni immense, con il fascino misterioso di tutto ciò che ci avvicina all’infinito.
Oggi le notti sono più opache.

 E la sola luce che ci tiene svegli è quella cruda che illumina i notiziari televisivi. Fitti di catastrofi, di situazioni critiche, di citazioni negative e di previsioni politiche sempre più nere, ci assillano con petulante continuità quasi fossero la voce di un cinico persecutore di innocenti. 
Le notti stellate sono quindi un ricordo, neppure consolante, mentre ci affanniamo a tenere dietro al confuso agitarsi di una schiera di personaggi dai ruoli indefiniti e dalle fogge spesso stravaganti che con un vociare concitato “fanno politica” atteggiandosi a servitori della nazione e quindi del popolo e di noi tutti. 

Non soffrendo di insonnia e mantenendo vivo il senso della realtà  ci riesce relativamente facile salvarci con uno “zapping” senza indugi e più spesso spegnendo del tutto l’incombente televisore e ritrovare la capacità critica che per qualche momento sembrava essersi appannata.
La metafora del cielo stellato con le sue dimensioni irraggiungibili ma con la capacità di fornirci straordinarie suggestioni immediate ridimensionando il nostro orgoglio ma anche esaltando la nostra capacità di intuire le grandi misure dell’universo, ci è parsa all’improvviso calzante pensando alle vicende dei giorni nostri.

Mai come oggi dobbiamo constatare quanto sia “galattica” la distanza tra i comportamenti “politici” e la realtà civile di coloro che giorno dopo giorno devono trovare nella fatica, nell’angoscia dell’incertezza, nella mortificazione dell’impotenza una ragione di vita e di sopravvivenza.
Il piccolo vociante omuncolo politico, aggrappato alla sua ambizione miserabile che lo fa sentire artefice di chissà quale progresso appare alla galassia della comunità civile un solitario, frenetico guitto alle prese con un copione di una sola pagina ripetuta all’infinito.

In questa rappresentazione dai ruoli ormai frusti, spettatori annoiati e attori senza talento, la nostra galassia rivela un insieme di costellazioni che seguono i loro moti perfetti con immutabile continuità . Sono le testimoni degli equilibri, dei rapporti armonici, delle cadenze rassicuranti, delle certezze interiori che ci mantengono liberi.

Guai quindi a pensare che gli uomini politici siano lo specchio della realtà italiana.
Non guardano mai il cielo né sanno riconoscere le costellazioni.
Potranno forse vincere un’elezione ma non rivelano i valori profondi che nonostante la disperante gestione della cosa pubblica hanno mantenuto in piedi la grande famiglia italiana poco o affatto turbata dalle vicende monetarie, dai voti di fiducia o dalla spartizione dei simboli.
La preoccupazione è ben altra. Scaturisce dalla necessità di progredire comunque, di lavorare comunque, di produrre comunque, di “reggere” comunque.
E il fossato che si è aperto da tempo tra politica e vita degli italiani si fa sempre più profondo, incolmabile, definitivo.
In questo allontanamento sono i piccoli imprenditori, cittadini dalle risorse modeste, alle prese con gli ostacoli quotidiani, lavoratori autonomi senza tutela, giovani in attesa di lavoro che sembrano ormai aver scelto la loro dimora ad anni luce di distanza. 

Impermeabili al politichese, refrattari alle promesse di pulcinella, sordi agli imbonitori, indifferenti agli appelli istituzionali, vanno per la loro strada. E forse è proprio quella giusta.
Sono la “magnifica costellazione” degli italiani con la testa sul collo. Sani di mente, vivaci di ingegno, creativi, lavoratori impegnati ed entusiasti, volontari nel sociale.
Perché l’Italia deve “funzionare” comunque, perché il nostro Paese è anche dei nostri figli e di tutti coloro che sapranno rispettarne le straordinarie tradizioni culturali.
In questa realtà “distaccata” dalle miserabili logiche  del potere di palazzo, si distinguono le medie e piccole imprese che “spingono” nella direzione giusta.
Senza indugi, con impegno immutabile, con tenacia e intuizione colgono tutte le opportunità per produrre, per crescere, per migliorare la qualità, per adeguarsi ai mercati più dinamici, per vincere una concorrenza sempre più agguerrita.

La “magnifica costellazione” deve, però, licenziare le attuali comparse della politica. Con fermezza. Definitivamente. 
La magnifica costellazione ha diritto al rispetto in rapporto alla dignità che la contraddistingue.
Nel cielo si leggevano auspici e predizioni. 
Noi ci limitiamo a riconoscere una nuova dimensione che ci sta di fronte. 

Tanti piccoli frammenti che scendono dal cielo come moniti a tutta l’attuale classe politica, di qualsiasi colore e sponda, e che suggeriscono a questa massa di politici incapaci di mettere in pratica quello che Don Luigi Sturzo riteneva i fondamentali necessari agli uomini che fanno politica: “è primo canone dell’arte politica essere franco e fuggire l’infingimento, promettere poco e mantenere ciò che si è promesso”

“non pensare di essere l’uomo indispensabile, da quel momento farai molti errori. Se sono gli altri a dirtelo, guardati come da nemici, ti porteranno fuori strada” 

Siamo di fronte alla crisi istituzionale più lunga, assurda, inconcepibile, preoccupante della nostra Repubblica. 
In una stagione politica dominata dagli spot e non dalla ragione, i contendenti in campo dovrebbero pensare più al Paese che alla propria ambizione. 
Dovrebbero amare più l’Italia che se stessi perché “l’amore”, come diceva il Sommo Poeta Dante, “muove il sole e le altre stelle”.

Franco Gioacchini
Presidente Co.Ri.De

 

1 Giugno 2018

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