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“Identità sospetta” – L’editoriale del Presidente CO.RI.DE. di novembre

Editoriale del Presidente CO.RI.DE. di novembre

Identità sospetta

Spartaco R. è una persona perbene. Lavora dall’età di 14 anni. Sono quasi quarant’anni che si alza alle cinque del mattino, va ad approvvigionarsi della merce e apre il banco nel mercato rionale alle sette.

Maria, la moglie, lo aiuta da quando sono sposati e in più ha il carico di una famiglia con due figli che a tirarli su come si deve si fa una grande fatica, anche quando come nel caso nostro sono bravi ragazzi.

Spartaco R. è comunque contento. La figlia maggiore è già all’Università e il più piccolo, Michele, frequenta il Liceo e gioca benissimo al calcio nel ruolo di esterno fluidificante.

Spartaco R. ha la coscienza a posto e un’identità onorata, rispettabile, specchiata si diceva una volta.

È una persona seria, è stimato dai colleghi commercianti e ha una clientela consolidata con la quale tutt’e le mattine come prima cosa scambia un buongiorno sincero, quasi affettuoso.

Ma c’è un’altro Spartaco R., il piccolo imprenditore, quello che, oltre a fare fatica, rischia in proprio ed è un soggetto fiscale al quale lo Stato chiede conto di quanto ha guadagnato (e non può non aver guadagnato) e lo tassa di conseguenza.

Tutto questo sarebbe logico e quindi accettabile. Ma non è così. Per lo Stato Spartaco R. ha un’identità del tutto diversa da quella onorata che tutti conoscono e apprezzano.

È un vero Dottor Jekyll che si trasforma in Mister Hyde, il mostro.

Perché per lo Stato Spartaco R. è senza dubbio un contribuente “infedele”. La sua onestà, il suo rigore nel dichiarare l’imponibile non conta.

“Deve” essere disonesto e quindi deve essere punito.

Due indennità quindi, una reale e una presunta, comunque considerata “tassabile”.

“A” è “A” dicevano i nostri filosofi medievali e quindi “A” non può essere il suo contrario: è il principio di identità per il quale le persone si distinguono, esprimono qualità, diritti, funzioni e capacità individuali loro specifiche.

Spartaco R. non può quindi essere diverso da se stesso.

È onesto e basta.

Sembrerebbe ovvio, banale quasi noioso ricordare questi principi elementari. Ma non è così.

Se si considera infatti come chi ci governa opera da sempre nell’ambito della non difesa delle identità, il tema è di grande attualità.

Basta infatti collocarsi nell’ottica delle piccole imprese e si deve constatare, ad esempio, che la politica fiscale italiana è stata sempre sull’assioma che chi produce reddito autonomo dichiara automaticamente di meno.

Ha quindi stabilito che, su ciò che dichiara, questo cittadino dall’identità sicuramente “infedele”, deve pagare di più.

Questa politica, giustificata a dire del legislatore dalla massiccia evasione, esclude a priori che possa esistere il piccolo imprenditore onesto.

In termini di identità l’imprenditore onesto quindi non esiste.

Sembra una conclusione paradossale ma è del tutto esatta e consolidata nel tempo anche se palesemente contraddittoria.

La piccola impresa, nella stragrande maggioranza dei casi, è a carattere famigliare.

Ha quindi un’attività del tutto simile a quella dei lavoratori dipendenti, senza tuttavia le loro garanzie e le loro tutele.

Ma è anche un’impresa con tutto ciò che questo comporta in termini di rischi: concorrenza, crisi del mercato economico, costo del denaro, burocrazia e così via.

Poiché il legislatore ha sempre negato l’identità di “lavoratore” all’imprenditore famigliare emerge una nuova gravissima contraddizione: il piccolo lavoratore autonomo, come Spartaco R., lavora 10/12 ore al giorno senza coperture di sorta, mentre quello dipendente costa al datore di lavoro 25/30 euro l’ora anche quando il suo rendimento è insufficiente.

Applicando un po’ di quel buon senso che sembra carente in chi ci governa, dobbiamo constatare che la piccola impresa autonoma non ha alcuna garanzia, è totalmente priva di difesa, ha una doppia identità di cui una sospetta e si sta avviando quindi ad un declino irreversibile.

Ma non è questo il problema più grave. Ciò che mette in uno stato di profonda apprensione è che anche l’invenzione di un perfetto assetto costituzionale per questa nostra Italia, in un mix ideale tra giustizia, solidarietà, efficienza e promozione umana, produrrebbe un esito pratico comunque incerto.

Manca infatti un elemento preliminare essenziale: l’identità dello Stato in rapporto ai cittadini.

La vera identità di uno Stato, l’elemento determinante per giustificarne il ruolo è di essere una funzione, non un’entità autonoma. Un modo di essere di tutti i cittadini. Un’identità positiva. Il meglio di tutti noi. Non qualcosa di estraneo.

Franco Gioacchini
Presidente CO.RI.DE.

3 Novembre 2018