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Dazi, per l’ortofrutta italiana si allontana il mercato statunitense

Dazi, per l’ortofrutta italiana si allontana il mercato statunitense

 

Si allontana il mercato statunitense per l’ortofrutta italiana. La decisione del WTO sull’ammissibilità dei dazi americani ad una lista di beni europei, infatti, coinvolge anche tutte le produzioni agrumicole, eccellenza del made in Italy.

Una bella botta non solo per i nostri produttori di arance – già penalizzati dall’accordo bilaterale con la Cina che, per il momento, apre le porte solo alla nicchia di mercato delle rosse – ma anche per i limoni, pompelmi e soprattutto clementine.

Settore, quest’ultimo, che interessa soprattutto il sud Italia, in particolare la Piana di Sibari, dove si producono la maggior parte dei volumi nazionali.

Salvo Laudani

“Attualmente – spiega Salvo Laudani, responsabile commerciale estero di Oranfrizer e vicepresidente di Freshfel – non esportiamo molto prodotto verso gli Usa anche per via della distanza e della necessità di proporre su quel mercato maturo, frutta di prima qualità che non sia affaticata dalla logistica del viaggio. Complessivamente l’Italia manda ogni anno in Usa circa 200 tonnellate di arance, 380 tons di uva e 16mila tons di kiwi”.

Con l’introduzione di barriere tariffarie, il mercato americano, già di per sé esigente sia sul fronte della qualità che dei prezzi, diventerebbe insomma, ancora più difficile da affrontare per il Belpaese anche per via del conseguente aumento dei prezzi derivato dai dazi che, per l’ortofrutta fresca, potrebbe essere del triplo comportando l’esclusione, di fatto, dei nostri agrumi dagli scaffali statunitensi.

Paolo Carissimo

“Per quanto riguarda il made in Italy in USA – spiega Paolo Carissimo, responsabile del mercato Oltremare di Rk Growers, grande esportatore italiano –, siamo piuttosto forti su agrumi, uva Italia e soprattutto kiwi. Tuttavia bisogna avere in mente che per riuscire a vendere in quel mercato occorre rimanere dentro un determinato range di prezzoUno o due euro al chilo per il kiwi e 2 euro al chilo per l’uva Italia. Con prezzi più alti siamo automaticamente fuori mercato. La politica commerciale aggressiva dell’amministrazione Trump, tuttavia, qualche vantaggio ce lo ha accreditato, dal momento che i dazi nei rapporti con l’India, hanno spalancato alle mele italiane, le porte di quel mercato da oltre un miliardo di abitanti”.

La questione della vicenda Airbus/Boeing per la quale è stato interpellato il WTO al fine di rendere ammissibile da ambo le parti (UE e USA) l’imposizione di dazi che in sostanza rappresentano una sanzione per i sussidi pubblici assegnati alle due aziende, può insomma risolversi in due modi al fine di evitare la guerra commerciale. Interrompere i sussidi da ambo le sponde dell’Atlantico al consorzio franco-tedesco (con Spagna e Regno Unito al seguito) Airbus, da una parte, e al gruppo statunitense Boeing dall’altra parte oppure sedersi ad un tavolo diplomatico.

“In realtà l’Unione europea ha tentato, nel corso di quest’anno di sedersi ad un tavolo con gli USA – fa sapere una fonte accreditata del Corriere Ortofrutticolo – per discutere un’intesa sulla vicenda airbus ma gli Stati Uniti hanno rifiutato perché volevano che all’ordine del giorno ci fosse anche il tema dell’Agricoltura sulla quale però, i negoziatori europei non avevano il mandato del consiglio dei ministri degli esteri europei. Un mandato mai conferito, quello in materia di agricoltura, per il veto della Francia che, all’epoca, la scorsa primavera, stava affrontando le elezioni europee con il problema interno della rivolta dei Gilet Gialli, l’accordo Mercosur sul groppone e la questione degli Ogm tutta da definire”.

Un tavolo negoziale UE-USA sarebbe ancora più opportuno anche in considerazione dei mille intrecci commerciali che legano le due Economie atlantiche. Innanzitutto il fatto che a metà novembre scadrà la proroga sui dazi che gli USA hanno imposto al mercato dell’auto e quello che accadrà nelle prossime ore potrebbe avere dei risvolti economici non lievi su un settore in forte recessione.

In secondo luogo il fatto che l’ex-Commissario Ue Juncker, nel 2018, si era impegnato a favorire l’ingresso nel mercato comunitario, della soia statunitense a cui era precluso il mercato della Cina per la guerra commerciale con Pechino. Un impegno che ha fatto lievitare in un anno l’import americano del 120%.

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4 Ottobre 2019