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“Se cominciasse ad esternare il Signor Rossi” – L’editoriale del Presidente CO.RI.DE. di agosto 2018

Editoriale del Presidente CO.RI.DE. di agosto 2018

Se cominciasse ad “esternare” il Signor Rossi

 

La denuncia di errori e carenze, delle quali si è corresponsabili, calandosi nel ruolo dell’offeso è un metodo ormai diffuso di auto-assoluzione.
Solo nel dialogo, nella partecipazione, nel rispetto dei ruoli e nel contraddittorio, una società civile può crescere sana e democratica.

Le esternazioni astiose e monocordi del “Principe” che non vuole essere contraddetto assomigliano al soliloquio del tiranno inseguito dai fantasmi delle sue colpe.
Dalla nascita della Repubblica la libertà riconquistata ha messo a disposizione del cittadino il voto. Libero, segreto, a scadenze spesso più frequenti del previsto. Un momento importante per incidere nella vita della società.
Lo scopo evidente era quello di far esprimere al “Signor Rossi”, il semplice cittadino, la sua volontà politica e di tenerne conto governando la comunità secondo i criteri enunciati nella costituzione. Uno Stato al servizio del cittadino. Un’autorità per il bene comune.
In pratica tuttavia, per un cumulo di circostanze e di operazioni politiche deformanti, il voto si è trasformato in una delega. Una firma in bianco data senza che ci fosse l’obbligo di rispettare gli orientamenti emergenti dalle urne. 
Sottrattisi al dovere di dare risposte concrete i delegati, anziché comportarsi da rappresentanti dei milioni di quei Rossi chiamati ad esprimere il loro parere alle urne, si sono trasformati in gestori di un potere considerato come un derivato generico, un appannaggio ereditario del tutto svincolato dai doveri caratteristici del ” buon governo”. 

Un meccanismo perfettamente lubrificato ha finito per garantire il perpetuarsi di reincarichi e ricambi sempre omogenei ad un sistema immutabile, granitico, inossidabile.
Ecco quindi che il nostro Signor Rossi si trova di fronte una classe politica spesso vetusta più che veneranda, sclerotica più che matura ed abile nella gestione del privilegio più che attenta all’esigenze dell’equità. 
Un mondo a lui estraneo, talvolta remoto, più spesso incombente, autoritario, persecutorio.
Il Signor Rossi. Il cittadino qualsiasi ha così perduto il suo ruolo di componente primario della società e di fondamento istituzionale di uno Stato privo di identità propria ma strutturato al suo esclusivo servizio, per diventare lo zimbello di giochi numerici, di somme e sottrazioni più vicine alle cabale che al conto della spesa.
Nel nome di una maggioranza assoluta, da ottenersi a qualsiasi costo, da decenni viene imposta la “democrazia della governabilità” che, dando una forza spropositata ai pochi voti necessari a far raggiungere il fatidico 50+1 nega in pratica la democrazia stessa a favore di una forma di mascherata oligarchica.
Un sistema fondato sulla dittatura dell’aritmetica, secondo la quale chi è in possesso di quel tanto che basta per ottenere il potere può imporre una paradossale politica “di minoranza”, favorisce inevitabilmente quelle decisioni che, anche nel disprezzo del bene comune, possono mantenere la governabilità.

Dominata da una volgarità incurante anche delle apparenze, la classe politica imperante si esprime spesso nella forma rinascimentale del “despota illuminato” ma con la protervia del prevaricatore esercitando, al di fuori di qualsiasi codice scritto o dettato dalla coscienza, un potere assoluto su quel Signor Rossi il cui ruolo è di fatto ridotto ad una funzione strumentale di legittimazione del tutto apparente.
Si nega così che la società si debba finalizzare nella persona in quanto tale e si istituisce una doppia categoria di soggetti: gli “appartenenti” e gli “esclusi”.
Nella prima categoria troviamo i detentori del potere ed i loro clienti, nella seconda gli altri, paralizzati nell’esercizio della propria libertà e vittime istituzionali di uno Stato estraneo ed emarginante.
Un abisso divide le due categorie di cittadini. Vociante, presenzialista, rampante, “griffata” la prima, silenziosa, balbettante e mortificata la seconda.
La distinzione è netta. Palcoscenico e loggione, curva e poltrone in tribuna, case popolari e residence con piscina.

Chi sta al governo normalmente è impassibile di fronte al degrado ambientale, al malgoverno, alla delinquenza, alle forme sempre più gravi di emarginazione, alla lottizzazione, alla decadenza culturale. 
Invece inaugura, presiede, riceve personaggi di varia origine e cultura: ricopre un ruolo previsto e tace.
Poi d’improvviso, quando una inevitabile situazione si avvicina, prende la parola. È una parola aspra, dissonante. Echeggia vagamente un linguaggio arcaico, irto di minacce, denso di sottintesi, fitto di riferimenti sprezzanti, categorico nelle affermazioni, ultimativo nelle profezie comunque sempre nefaste.
Il Signor Rossi ascolta le “esternazioni” che si susseguono sui più diversi argomenti.
Sulle prime gli stuzzicano una certa curiosità. Sente echeggiare cose pensate da sempre. A un certo punto avverte persino un moto di consenso quando la denuncia del malgoverno diventa più incalzante. Sarebbe quasi disposto ad un applauso quando il politico al potere propone cambiamenti radicali, riforme, interventi drastici contro il malcostume ed auspica l’instaurazione di una nuova moralità.

È un attimo. Uno sbandamento momentaneo. Il Signor Rossi guarda quel signore che arriva in elicottero, si adagia su un divano che lo accoglie soffice e colorato e parla davanti ad una selva di microfoni.
Rapidamente le parole perdono il loro senso per diventare una cadenza monotona, estranea, lontana. È lo Stato che parla, il potere, l’assoluto, anche se si traveste con i panni del cittadino qualsiasi.
Rossi spegne il televisore. È indignato. “Ma se cerca i responsabili del malgoverno  perché non si guarda allo specchio?”.
Non pensava, come semplice cittadino, di scoprire che poteva avere il coraggio del “fuori-mi-chiamo” e di vestirsi da Savonarola per denunciare un sistema di potere che lui stesso aveva contribuito a consolidare. 

Il Signor Rossi rimane sconcertato. 
Ed esplode.
Signor ministro, eliminiamo l’equivoco. 
Sono io il Signor Rossi. Non Lei.

Franco Gioacchini
Presidente CO.RI.DE.