2 maggio 2018
Lettera del Presidente di Maggio
DUBBI E DEMOCRAZIA

Ci sono momenti in cui siamo quasi stanchi di "questa" democrazia. 

 

Disfunzioni, lentezze, arroganza, retorica e degrado istituzionale ci fanno pensare che l'ipotesi di società civile, nata con la repubblica, sia sulla via del fallimento.

È in agguato da tempo il desiderio di rinunciare, di abbandonare, di ritirarsi sull'Aventino.

Ma è un errore. GRAVE.

Abdicare dal ruolo di cittadino significa infatti assumere quello di suddito.

E la stanchezza non si giustifica soprattutto perché questa è la "nostra" democrazia. 

Quella che abbiamo saputo costruire fino ad oggi, con i pregi e i difetti che rispecchiano la nostra immaturità, il nostro bisogno di crescere come popolo con radici democratiche profonde.

C'è ancora tanto spazio, però, per migliorare questa società italiana, ancora così lontana dai nostri sogni ma che dobbiamo consegnare ai nostri figli e nipoti con la serena coscienza di chi ogni giorno ha fatto qualcosa per farla corrispondere al proprio ideale.

La democrazia ha alcuni momenti fondamentali. 

Sono quelli che la rendono possibile o no. 

Non la realizzano in se' ma le danno l'ossigeno necessario per essere la condizione all'interno della quale può esistere una società civile,moderna, ugualitaria.

 I momenti della democrazia sono tanti.

 Alcuni sono complessi e talvolta macchinosi, di difficile comprensione.

 Altri sono molto semplici, immediati, talmente evidenti che quando in un Paese si verificano viene d'istinto dire: "toh, qui c'è democrazia".

Sono "segni" della democrazia: un Governo che nasce su delega del Parlamento, leggi che vengono approvate dopo essere modificate in sede di discussione, un'opposizione politica corretta.

 Questi segni sono l'essenza della democrazia.

Ma è soprattutto democrazia collocare al centro dell'universo politico il cittadino considerandolo l'origine e la ragione per tutta la Struttura dei poteri dello Stato.

 In uno Stato democratico nessuna autorità esiste di per se'. Nessuna gerarchia può esimersi dal dovere di rispondere al cittadino del suo operato, nessun incarico è definitivo, nessuna delega è senza data.

In qualsiasi momento un incarico può essere annullato, un governo può essere sciolto, una legge può essere abrogata. Anche senza una ragione obiettiva, semplicemente perché si vuole cambiare e tutto questo si fonda su una condizione essenziale: la libertà.

Ma la democrazia non sempre da i risultati sperati.

 E quella italiana evidenzia spesso come il quadro ideale del vivere democratico sia spesso stravolto da tali e tante "eccezioni" da far sorgere alcuni seri dubbi tra cui il sospetto che sia in atto una sorta di "privatizzazione" del sistema. Sempre le stesse facce, robusti collegamenti tra affari e politica, magistrati inquadrati in correnti, sospetti di connivenza tra politici e criminali, precarietà delle alleanze di governo, crescita di situazioni di monopolio pubblico e privato, non rappresentano un quadro confortante.

Da qui i dubbi. Ma ne vale ancora la pena?

Certo che ne vale la pena. Perché vogliamo rimanere liberi.

Uomini giusti, programmi chiari, ipotesi concrete possono infatti trovare spazio.

Tutti dobbiamo aiutare questa democrazia a crescere per consegnarla alle future generazioni più forte e più giusta.

 

Franco  Gioacchini
Presidente CO.RI.DE.