LETTERA ALLE FAMIGLIE
La nostra società sta sottovalutando i sintomi che emergono da più parti sulla propensione alla violenza di alcune categorie di giovani.
Stiamo assistendo alla formazione di una cultura della superiorità e dell’emancipazione gerarchica all’interno dei clan, attraverso la brutalità "dimostrata come qualità" nelle aggregazioni metropolitane che si definiscono come "bande".
I rimedi. Assai difficili. Senza cambiamenti profondi nell’assetto sociale e nella promozione culturale tutto sarà vano.
Ecco che si deve riscoprire la famiglia come fondamento sociale. La famiglia realizza anzitutto il bene dell’essere insieme. Un bene che scaturisce dalla comunità di persone che si stringono in un vincolo di amore profondo, formando un unico soggetto che supera qualsiasi altra istituzione sociale. La famiglia è infatti un soggetto comunitario più importante della Nazione, dello Stato e delle Organizzazioni internazionali.
Gli spunti di meditazione, quindi, sono particolarmente stimolanti. La centralità della famiglia, la sua importanza vitale per la società e la dinamica interna di questa comunione che è insieme comunità, devono riproporsi come valori essenziali per un recupero "a misura d’uomo" di una società che ha estremo bisogno di riferimenti sicuri dopo il fallimento di tutto ciò che, pur apparendo come un’esaltazione dell’uomo, in effetti ne ha sancito la mortificazione.
Una realtà come il commercio tradizionale, nella quale il ruolo della famiglia ha anche una valenza produttiva, deve cogliere con particolare attenzione questi richiami a valori che le sono connaturati. Da sempre vicini alle famiglie, i "commercianti del dialogo" esprimono, con il loro spirito di servizio, una vocazione sociale di grande significato morale.
Franco Gioacchini