Un articolo di Franco Gioacchini
LA CITTA’ PER VIVERCI
Roma, metropoli caotica e degradata ma anche luogo dei simboli e riferimento spirituale assoluto, è ancora una volta di fronte agli equivoci che la snaturano: città di tutti o di chi deve viverci?
Città “usa e getta” o città, casa, famiglia, lavoro, giovani, anziani, aria pulita....... e via sognando? Roma ha spesso rifiutato il proprio ruolo.
Città “usa e getta” o città, casa, famiglia, lavoro, giovani, anziani, aria pulita....... e via sognando? Roma ha spesso rifiutato il proprio ruolo.
Un destino singolare ne ha fatto un’eccezione storica, culturale, religiosa, simbolica e persino politica ma senza darle, dopo le idi del marzo 44 A. C. (uccisione di Cesare) un’identità forte.
La città che vanta la storia più lunga e complessa del mondo, tra imperatori e papi, non ha mai avuto una vita autonoma. Fa parte della storia, la costruisce di continuo, ha una condizione che l’ha vista rinnovare nei secoli splendori e miserie, applaudire principi e popolani, pontefici ed eretici candidati al rogo, accogliere penitenti e dare spazio alle forme più creative e a fatti sconcertanti di corruzione e malaffare. Città divina e girone dantesco insieme. Contrasti netti e spesso drammatici, preludio di un’immortalità che nessuno osa disconoscerle.
Come città “normale” Roma dovrebbe essere una delle tante capitali europee medio-piccole, sostanzialmente banali, tutte più o meno simili fra loro, ma non lo è. Non è neanche una grande metropoli ma è arrivata ad averne quasi tutti i difetti; è dotata di un clima eccellente ma è riuscita a “spezzare” con lugubri palazzoni il famoso “ponentino”; è la capitale di una nazione che se ne infischia dei suoi problemi occupandola con cortei, manifestazioni, attività e strutture governative, penalizzandola in modo grave.
Se il ruolo di Roma dipendesse dall’immagine dell’Italia prodotta dalla politica, sarebbe ben poca cosa. Se, invece, la si dovesse giudicare come ci si vive, difficilmente potrebbe trovare estimatori che non siano affetti da sindrome suicida. Al contrario, nella logica eccezionale che riguarda solo Roma e nessun’altra città al mondo, le categorie di giudizio sono diverse, talvolta persino autentiche.
La città che vanta la storia più lunga e complessa del mondo, tra imperatori e papi, non ha mai avuto una vita autonoma. Fa parte della storia, la costruisce di continuo, ha una condizione che l’ha vista rinnovare nei secoli splendori e miserie, applaudire principi e popolani, pontefici ed eretici candidati al rogo, accogliere penitenti e dare spazio alle forme più creative e a fatti sconcertanti di corruzione e malaffare. Città divina e girone dantesco insieme. Contrasti netti e spesso drammatici, preludio di un’immortalità che nessuno osa disconoscerle.
Come città “normale” Roma dovrebbe essere una delle tante capitali europee medio-piccole, sostanzialmente banali, tutte più o meno simili fra loro, ma non lo è. Non è neanche una grande metropoli ma è arrivata ad averne quasi tutti i difetti; è dotata di un clima eccellente ma è riuscita a “spezzare” con lugubri palazzoni il famoso “ponentino”; è la capitale di una nazione che se ne infischia dei suoi problemi occupandola con cortei, manifestazioni, attività e strutture governative, penalizzandola in modo grave.
Se il ruolo di Roma dipendesse dall’immagine dell’Italia prodotta dalla politica, sarebbe ben poca cosa. Se, invece, la si dovesse giudicare come ci si vive, difficilmente potrebbe trovare estimatori che non siano affetti da sindrome suicida. Al contrario, nella logica eccezionale che riguarda solo Roma e nessun’altra città al mondo, le categorie di giudizio sono diverse, talvolta persino autentiche.
Roma è e rimane infatti, nonostante tutto, la città universale per eccellenza, il centro di attrazione senza confronti, il luogo “sacro e simbolico”che miliardi di persone, al di là delle confessioni religiose che professano, desiderano visitare. Roma ha quindi un ruolo. Assoluto perchè connaturato alla sua stessa esistenza. Che lo voglia o no. Che si ostini a non crederci. Che sia chiaro o che lo dimentichi.
Sorge, però, spontanea una domanda: Roma è vivibile? Da più parti, ed in coro, la risposta è negativa e allora dobbiamo ricordare:
· i cittadini, tutti i cittadini, sono legittimi padroni della città che deve quindi essere al loro esclusivo servizio, tutto il resto deve essere “per gentile concessione” e solo a chi se lo merita;
· i cittadini vivono la città tutti i giorni e per loro è importante come vivono oggi e non come potranno essere felici in un mitico futuro;
· la città ha un senso solo se favorisce integralmente la qualità della vita dei suoi cittadini senza privilegi o esclusioni;
· gli oneri che comporta il ruolo di città-capitale non devono gravare sui cittadini romani nel nome di uno spirito “nazionale” malinteso e unilaterale;
· la città deve vivere 24 ore su 24 senza vuoti nei servizi pubblici e nella sicurezza;
· la città deve essere il luogo dei bambini, dei giovani e degli anziani;
· la città non sopporta i tempi lunghi della incompetenza e della burocrazia.
Per concludere voglio ricordare ai miei concittadini due principi importanti: Roma non si governa, si serve con orgoglio, rispetto e grande capacità progettuale; Roma se vorrà mantenere il ruolo di città diversa, eccezionale, universale dovrà confrontarsi con chi ci vive rispettandone le esigenze.
Ma perchè sia così noi tutti cittadini “semplici”dobbiamo risvegliarci dal torpore della rassegnazione.
Dobbiamo chiedere la normalità, ma quella vera non quella diventata “slogan”, quella per intenderci che ci consente di sederci nuovamente su una panchina del parco alla quale dopo dieci anni è stata finalmente risistemata la stecca mancante.
Franco Gioacchini
Sorge, però, spontanea una domanda: Roma è vivibile? Da più parti, ed in coro, la risposta è negativa e allora dobbiamo ricordare:
· i cittadini, tutti i cittadini, sono legittimi padroni della città che deve quindi essere al loro esclusivo servizio, tutto il resto deve essere “per gentile concessione” e solo a chi se lo merita;
· i cittadini vivono la città tutti i giorni e per loro è importante come vivono oggi e non come potranno essere felici in un mitico futuro;
· la città ha un senso solo se favorisce integralmente la qualità della vita dei suoi cittadini senza privilegi o esclusioni;
· gli oneri che comporta il ruolo di città-capitale non devono gravare sui cittadini romani nel nome di uno spirito “nazionale” malinteso e unilaterale;
· la città deve vivere 24 ore su 24 senza vuoti nei servizi pubblici e nella sicurezza;
· la città deve essere il luogo dei bambini, dei giovani e degli anziani;
· la città non sopporta i tempi lunghi della incompetenza e della burocrazia.
Per concludere voglio ricordare ai miei concittadini due principi importanti: Roma non si governa, si serve con orgoglio, rispetto e grande capacità progettuale; Roma se vorrà mantenere il ruolo di città diversa, eccezionale, universale dovrà confrontarsi con chi ci vive rispettandone le esigenze.
Ma perchè sia così noi tutti cittadini “semplici”dobbiamo risvegliarci dal torpore della rassegnazione.
Dobbiamo chiedere la normalità, ma quella vera non quella diventata “slogan”, quella per intenderci che ci consente di sederci nuovamente su una panchina del parco alla quale dopo dieci anni è stata finalmente risistemata la stecca mancante.
Franco Gioacchini